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Maria speranza per le famiglie

Non so se è capitato anche voi ma a volte, visitando alcune Chiese, ho l'impressione che Maria e Giuseppe vivessero a Nazareth  come dei "separati in casa".  Provate a farci caso. Ci sono molte Chiese dove la statua raffigurante Maria si trova in un luogo dell'edificio e Giuseppe in un altro, il Bambino a volte è rappresentato insieme a Maria altre invece posto in braccio a Giuseppe.

Eppure se il messaggio cristiano non è una ideologia ma un fatto, o meglio una persona: Gesù Cristo, "nato da donna, nato sotto la Legge" (Gal 4,4),  allora anche la famiglia in cui ha visto la luce, è cresciuto non può che essere un fatto.  Una famiglia, come ci dicono le Scritture, fondata sull'amore concreto e reale di un uomo e di una donna, " Giuseppe e Maria" (Mt 1,16), le cui vicende ed esperienze si legano con quelle degli abitanti di un piccolo villaggio della Galilea "al tempo di re Erode" (Mt 2,1).

Sovente mi trovo a guardare a questi sposi,  Maria e Giuseppe, per cercare di cogliere qualche aspetto della loro esistenza molto simile alla mia, essendo anch'io sposo e padre. Come hanno vissuto il loro amore sponsale? Come hanno realizzato la loro maternità e la loro paternità? Quale ruolo hanno avuto nell'educazione di Gesù, loro Figlio?

Così, mi piace osservare Maria nel momento in cui l'Angelo le annuncia il progetto di Dio su di lei, e sentire quel "Sì" pronunciato con timore ma anche con fiducia, perché potrà diventare  un sì condiviso. Infatti per Maria quel "Sì" trova un fondamento in un altro sì, quello scambiato precedentemente con Giuseppe. Un sì pronunciato per amore e che l'ha resa promessa sposa. Allora Maria, con la sua esperienza di donna innamorata,  apre la mia esistenza alla speranza che il  "Si" che un giorno ha trasformato la mia vita in sposo è fondamento su cui edificare i sì che ogni giorno sono chiamato a pronunciare, dentro una relazione d'amore, per realizzare il Regno di Dio.

Mi piace guardare a Maria che in una grotta, nel silenzio e nella solitudine condivisa con Giuseppe,  da alla luce il suo Figlio e contempla in quel bambino il mistero di un Dio che è vita e che ama la vita. Allora Maria, con la sua testimonianza di madre,  apre la mia esistenza di papà alla speranza che l'esperienza della paternità non è solo un momento biologico ma è contemplazione  di Dio Padre datore della vita. Così come molti religiosi si svegliano nel cuore della notte per adorare Dio, Maria mi insegna che alzarmi di notte, dare il biberon alla figlia, aspettare che si riaddormenti non è solo realizzare un compito ma  è un momento di preghiera e di adorazione perchè il Dio della vita ha visitato la mia casa.

Mi piace ascoltare Maria che da madre preoccupata riprende Gesù, ormai ragazzo, che si è allontanato per tre giorni senza avvisarla e sentire Gesù che a sua volta risponde in modo risoluto  "Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?" ( Lc 2,49) e scoprire dentro quel dialogo il mistero di Gesù, il quale si occupa delle cose del Padre suo tornando a Nazareth vivendo con i suoi genitori (Lc 2,51). Allora Maria, con la sua esperienza di madre, apre la mia vita di genitore alla speranza che è attraverso il dialogo costante con le mie figlie che la loro vita si potrà aprire alla conoscenza delle cose di Dio. Un dialogo che passando attraverso una vita semplice e quotidiana è in grado di far emergere dall'ordinario lo "straordinario" di Dio. Gesù si ricorderà degli insegnamenti di Maria quando, durante il tempo della vita pubblica, insegnerà i misteri del Regno dei cieli: " Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. " (Mc 2,21),  " Il Regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata" (lc 13,21). Quante volte nelle sere di Nazareth avrà visto Maria rattoppare il mantello di Giuseppe, oppure quante volte avrà visto sua madre preparare il pane. Piccoli gesti quotidiani ma che agli occhi di Gesù, illuminati dal dialogo con Maria e Giuseppe, diventano gesti capaci di parlargli del Regno del Padre suo.

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Donne ebree, musulmane e cristiane: una canzone per la pace

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Un tempo senza voi

“Lo diceva già il profeta Isaia, – spiega il fondatore del Sermig, Ernesto Olivero – prima o poi ci sarà un tempo senza odio, senza guerra, senza ingiustizie, senza fame, senza armi. Tutte espressioni del male. Insieme ai giovani vogliamo dirlo con le nostre scelte di vita: sì, non sarà oggi, non sarà domani, ma ci sarà un tempo senza voi”.

LA CANZONE 
vuole trasmettere attraverso la musica una delle idee forti del Sermig: la pace che passa dal disarmo, perché le armi uccidono quattro volte. “La prima perché per essere costruite sottraggono investimenti di miliardi di dollari destinati allo sviluppo, a costruire scuole, ospedali, case. La seconda perché solo per il fatto di essere progettate distolgono intelligenze giovani che potrebbero essere applicate ad altri progetti di bene. La terza perché quando sparano uccidono per davvero. La quarta perché alimentano la vendetta e preparano la prossima guerra”.

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ARTUTO PAOLI

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Cantico dei Cantici - Colomba mia

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Dio.....uno di noi

Mc 1,15
"Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo".

Il Regno di Dio. Che cosa intende Gesù quando pronuncia queste parole? Nella nostra tradizione spesso lo si associa al paradiso cioè a ciò che troveremo dopo la vita. Per Gesù il Regno di Dio è invece qualche cosa di molto terreno. E’ vivere secondo la legge dell’amore, è realizzare una comunità dove le norme che regolano i rapporti tra le persone sono quelle della solidarietà, della condivisione, della misericordia, della tenerezza, del perdono, del vivere con la semplicità dei bambini, del gestire il potere come servizio…..
Convertitevi. Cambiate il vostro modo di vivere. Il vostro vivere oggi è improntato all’egoismo, all’individualismo, all’accumulo, al consumismo.
Credete nel Vangelo. Fidatevi allora, credete che ciò che vi ho annunciato,  il Regno di Dio, è la “Buona notizia”. E’ solo in una esistenza secondo il Regno di Dio che l’uomo trova la felicità. E’, solo in una comunità che vive nel disegno del Regno di Dio che gli uomini e le donne potranno realizzare pienamente la loro esistenza. 
Per rivelarci questo Dio……. si è fatto uno di noi
 

.....il tuo Natale originale

NATALE
La tradizione parla di una festa piena di buoni sentimenti, di calore familiare, di affetto.
Parla di  saluti e di auguri, di presepi e di alberi di natale in ogni casa.
Parla di  lumini accesi sui davanzali delle finestre nell’attesa……della nascita di un bambino.
La tradizione parla del Natale attraverso i racconti dei Vangeli ampliati con la fantasia popolare per riempirli di sorpresa  e di mistero.
Parla del  pranzo con i suoi piatti tipici e il ritrovarsi insieme come famiglie con i nonni, gli zii, i cugini…..una grande festa.
Quanta nostalgia per tutto questo.

La Chiesa mi parla del Natale come di un mistero, semplice da dire a parole ma difficile da comprendere con la sola ragione.
Mi parla di un incontro tra l’infinito di Dio  e il finito dell’uomo , tra l’eternità e lo scorrere del  tempo.
Un mistero che penetra l’uomo e lo interroga nel suo senso più profondo e nella sua esistenza.
Quanta nostalgia per questo mistero e questo infinito di Dio.

La mia storia mi parla di tutto questo ma ora vuole cercarne il cuore, l’essenza.
Il Natale allora mi parla di una coppia di sposi che si sono cercati, accolti e amati con tenerezza e decisione.
Mi parla di un amore tra un uomo ed una donna che dentro il quotidiano scopre la difficoltà, la prova e la sofferenza.
Il Natale soprattutto mi parla di una coppia di sposi che accolgono una nuova  vita, e se quella vita che accolgono è Dio, allora l’amore di quella coppia è ciò che Dio ha trovato di più significativo nella sua creazione per introdurre il mistero.

Allora il mistero del Natale è anche il mistero della mia vita.
 

 

.......Che mondo meraviglioso

Fa' che questa mia canzone diventi una preghiera.

DIO E' PROPRIO Lì

LO SGUARDO FEMMINILE

Se le donne sono coerenti con se stesse, hanno questa capacità di intuire il futuro, ma quando vogliono assimilarsi agli uomini, la perdono. Credo che nei momenti di crisi come quello che stiamo vivendo, soffocati come siamo dal peso di una cultura inflazionata dall’homo faber, il ruolo dello sguardo al femminile sia di grande importanza: in un paesaggio in rovina, quello sguardo sa vedere, tra le radici morte, quelle che ancora  hanno capacità germinale e devono essere conservate per un nuovo mondo; sa cogliere, anche, i germogli quasi segreti dai quali sta nascendo una nuova vita e un nuovo mondo. Radici e germogli.

Le donne sanno distinguere ciò che è vivo da ciò che è morto. Provate a immaginare una terra devastata: lì vedrete uomini agitare penne e fogli per inventare grandi soluzioni, e donne cercare tracce di vita tra le rovine, indizi di rinascita.

(Madre Ignazia Angelini, Mentre vi guardo, Einaudi 2013)

Papa Francesco

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" Non dobbiamo avere paura della bontà, anzi neanche della tenerezza! "

NE' VINCITORI NE' VINTI, SI ESCE SCONFITTI A META'

Parlaci del dolore. Kahlil Gibran

E una donna disse:
Parlaci del Dolore.

E lui disse:
Il dolore è lo spezzarsi del guscio che racchiude la vostra conoscenza.
Come il nocciolo del frutto deve spezzarsi affinché il suo cuore possa esporsi al sole, così voi dovete conoscere il dolore.
E se riusciste a custodire in cuore la meraviglia per i prodigi quotidiani della vita, il dolore non vi meraviglierebbe meno della gioia;
Accogliereste le stagioni del vostro cuore come avreste sempre accolto le stagioni che passano sui campi.
E veglieresti sereni durante gli inverni del vostro dolore.

Gran parte del vostro dolore è scelto da voi stessi.
È la pozione amara con la quale il medico che è in voi guarisce il vostro male.
Quindi confidate in lui e bevete il suo rimedio in serenità e in silenzio.
Poiché la sua mano, benché pesante e rude, è retta dalla tenera mano dell'Invisibile,
E la coppa che vi porge, nonostante bruci le vostre labbra, è stata fatta con la creta che il Vasaio ha bagnato di lacrime sacre.

LA VITA: LA COSA PIU' BELLA CHE HO

Inno alla vita (Madre Teresa di Calcutta)

La vita è bellezza, ammirala.
La vita è un’opportunità, coglila.
La vita è beatitudine, assaporala.
La vita è un sogno, fanne una realtà.
La vita è una sfida, affrontala.
La vita è un dovere, compilo.
La vita è un gioco, giocalo.
La vita è preziosa, abbine cura.
La vita è una ricchezza, conservala.
La vita è amore, donala.
La vita è un mistero, scoprilo.
La vita è promessa, adempila.
La vita è tristezza, superala.
La vita è un inno, cantalo.
La vita è una lotta, accettala.
La vita è un’avventura, rischiala.
La vita è felicità, meritala.
La vita è la vita, difendila.
 

LO RIPETERAI AI TUOI FIGLI

Deuteronomio

4 Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. 5 Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze. 6 Questi precetti che oggi ti dò, ti stiano fissi nel cuore; 7 li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. 8 Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi 9 e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte. (Dt 6,4-9)

VORREI INDIVIDUI PENSANTI

...se chiede la mia opinione, ritengo che una scelta sbagliata sia preferibile a non scegliere affatto. E, per tornare ancora una volta alle nuove generazioni: si tratta di buttarsi....per paura delle decisioni ci si può lasciare sfuggire la vita. .....Non mi spaventano tanto le defezioni dalla Chiesa o che qualcuno abbandoni un incarico ecclesiastico. Mi angustiano, invece, le persone che non pensano, che sono in balia degli eventi. Vorrei individui pensanti. Questo è l'importante. Soltanto allora si porrà la questione se siano credenti o non credenti. (C.M.Martini)

VOGLIO PARLARE AL TUO CUORE

Osea 
Perciò, ecco, io la sedurrò,
la condurrò nel deserto
e parlerò al suo cuore…….(Os 2,16)

Geremia 
……
perché io sarò con te
per salvarti e per liberarti. (Ger 15,20)